Tavolo 2 – Costruire la ripresa: cantieri più sicuri e ruoli più chiari

L’attività delle costruzioni è per la società e per le professioni tecniche una delle economie centrali. Quando si terranno le giornate degli Stati Generali degli architetti milanesi 2020 con ogni probabilità i cantieri saranno già stati riaperti. E’ ragionevole supporre che la filiera abbia quindi definito linee guida per la riapertura dei cantieri con la messa a punto di prime procedure e protocolli in sicurezza.

È perciò possibile e doveroso verificarne i primi esiti, identificando gli aspetti critici, perfezionando le procedure e valutando gli impatti sull’andamento dei cantieri. Gli aspetti da indagare riguardano l’informazione e l’organizzazione preventiva delle imprese, gli impatti economici, spaziali e temporali dei presìdi di sicurezza e dei protocolli di lavoro, la chiara identificazione dei ruoli, delle responsabilità e dell’attribuzione dei costi.

L’emergenza sanitaria ha evidenziato ulteriori criticità nell’attività dei cantieri. È ancor più percepibile il forte divario tra le grandi opere, ove bene o male si stanno affermando processi produttivi industrializzati e procedure di sicurezza codificate, e i piccoli cantieri che nella quasi totalità sono caratterizzati da  modalità lavorative del tutto arretrate.

La consapevolezza diffusa in tutta la popolazione delle necessità di dotarsi di misure adeguate di protezione può contribuire al miglioramento nel lungo periodo di diversi aspetti.

Da una parte nei grandi cantieri, può contribuire alla miglior identificazione di tutti i ruoli e delle reciproche responsabilità (di committenti, imprese, professionisti, Enti di controllo, etc). Dall’altra anche nei piccoli cantieri processi produttivi più evoluti e protocolli di sicurezza di fatto si potranno affermare con più facilità: come piccolo esempio, la consapevolezza del pericolo in assenza di uso di mascherine e guanti potrà indurre la dovuta attenzione all’uso di tutti i presìdi già prima necessari (protezioni passive, DPI, uso corretto delle attrezzature, etc.).

In occasione della chiusura dei cantieri e della successiva riapertura, la confusione generata dai provvedimenti legislativi in parte contrastanti tra i vari livelli nazionali, regionali e locali ha messo in luce inoltre molte criticità sui ruoli dei diversi attori: è diventato urgente e necessario fare chiarezza tra sovrapposizioni delle figure, indeterminatezza delle responsabilità, scarsa informazione.

Temi e domande

Sono stati definiti protocolli e regole per le fasi di preparazione all’avvio dei canteri e per le fasi relative all’esecuzione dei lavori.

Esiste un vademecum unico condiviso tra tutti gli attori (ATS, imprese, committenti, professionisti) relativo alle prescrizioni previste da applicare ai cantieri (accesso, pulizia, uso DPI, spazi comuni, organizzazione delle squadre, etc)?

Dopo i primi giorni di avvio, che criticità o elementi da perfezionare sono già emersi?
Sono possibili o necessari ulteriori strumenti ora non previsti?
Quali sono gli impatti sui tempi e sui costi? A chi sono riconducibili gli oneri relativi?

 

Come è possibile valorizzare la maggiore attenzione alla sicurezza indotta di necessità dall’emergenza sanitaria e ampliarla su tutte le procedure, per consolidare un metodo di lavoro più virtuoso anche nel dopo-emergenza?

 

Quanto delle procedure definite nella fase di emergenza resterà anche al “ritorno alla normalità”? Quali aspetti sono irreversibili e che conseguenze possono avere? Come possono essere trasformanti in benefici nel lungo periodo le criticità oggi emerse, ovvero come può l’emergenza sanitaria oggi indurre una modernizzazione dei processi produttivi domani?

 

Nell’emergenza è risultata fortemente critica l’ipertrofia normativa e la confusione/sovrapposizione di ruoli e responsabilità. E’ possibile una distribuzione più semplice e funzionale dei ruoli? Cosa devono e cosa possono fare i singoli attori (RL e committente, DL, CSE, impresa)?

 

Nella riapertura dei cantieri esiste una specificità locale dell’area metropolitana milanese o della Lombardia? Che accorgimenti sono stati messi in atto? cosa si potrebbe fare meglio?

Il tavolo di discussione 2 si svolgerà il 27 maggio 2020 dalle ore 14:00 alle ore 16.30

A cura dei Consiglieri Francesca Vagliani e Marcello Rossi

 

Modera: Livia Randaccio – Tecniche nuove e Imprese Edili

 

Partecipano alla discussione

 

  • Tiziana Vai – ATS Milano città Metropolitana
  • Stefano Gaudimundo – Architetto
  • Gerolamo Fazzini – Architetto
  • Enrico Vizza – Feneal Uil Lombardia
  • Gloria Domenighini – Assimpredil Ance
  • Anna Di Gironimo – Covivio
  • Luca Beretta – ESEM-CPT
  • Maria Luisa Corsi  – Assimpredil Ance
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I contributi pervenuti

Pervenuti il 22/05/2020

A seguito dell’emergenza Covid-19, nei cantieri di piccole dimensioni emerge con maggiore evidenza la differenza tra le imprese strutturate e attente alla gestione del proprio lavoro e le imprese poco organizzate e male gestite. Purtroppo però rischia di essere una situazione ulteriormente penalizzante per le imprese che lavorano seriamente e che a causa dei nuovi oneri dovuti al Covid-19, devono affrontare nuove spese, che rischiano di ripercuotersi sui prezzi finali. I nuovi regolamenti a seguito di emergenza Covid-19 presentano dei punti poco attuabili nella maggior parte dei cantieri di piccole dimensioni, con particolare riferimento agli appartamenti. Per esempio è estremamente difficile poter rispettare le prescrizioni sui Wc, sugli spogliatoi e sul consumo dei pasti (punti già delicati anche prima dell’emergenza). Esiste poi il tema della privacy sulla gestione dei dati medici (in questo caso, la misurazione della temperatura) che personalmente trovo poco applicabili e inappropriati alla situazione di un cantiere in cui lavorano mediamente due persone. Tutte queste (e tante altre) criticità si riversano sul CSE, che deve gestire una mole di lavoro e di responsabilità sempre maggiore, spesso senza trovare un adeguato riconoscimento da parte del mercato. Questa situazione sarebbe potuta essere l’occasione perfetta per attuare una naturale selezione di mercato tra imprese che lavorano in sicurezza e chi non lo fa, tra professionisti preparati e professionisti improvvisati: spero lo possa effettivamente essere, ma purtroppo nutro dei dubbi in proposito.

ARCH. Caterina Martini – n° matricola 12596

 

Pervenuti il 14/05/2020

La complessità del momento, dovuta all’emergenza, ci impone di costruire una riflessione di ampio respiro sulla metodologia da intraprendere per la RIPRESA .Multidisciplinare è l’approccio, per il quale si pone l’urgenza di riconsiderare il vivere collettivo, in cui tutela e sicurezza rappresentano la misura.

ARCH. Santolo Tafuro – n° matricola 13126

 

Con il nuovo Regolamento COVID-19 molto spesso nei cantieri di dimensioni ridotte quali piccole ristrutturazioni di appartamenti privati, ci si trova attualmente nella difficoltà a reperire area WC mensa e spogliatoi in quanto spesso non si ha area di cantiere se non in piccoli spazi. I locali che prima venivano indicati nel PSC per consumo dei pasti e wc, oggi, con le restrizioni date dall’uso dei locali pubblici , rende complicata la gestione dei cantieri di piccole dimensioni. Come ci si può comportare in queste situazioni? Conviene delimitare delle zone all’interno del cantiere con pareti mobili lavabili per mensa e spogliatoio, oppure si suggeriscono altre soluzioni? resta sempre lo scoglio del WC che qualora si optasse per il wc chimico, che ad opera di ditta specializzata viene sanificato settimanalmente con costi considerevoli, non sempre è possibile installarlo nè all’interno delle unità abitative per difficoltà successive di sanificazione, sia per difficoltà a reperire aree in spazi privati condominiali o pubblici. Inoltre i costi sono da imputare interamente alla committenza come costi speciali della sicurezza la quale sembra possa avere una restituzione fiscale del 50% Non sempre però la committenza è disponibile ad accollarsi questo onere ( seppur consapevole del proprio ruolo) e non è giusto che le imprese debbano necessariamente supportare da sole questi oneri. Da parte di Ance o casse di previdenza delle imprese, sono previsti contributi a questo riguardo? grazie

 

ARCH. Angela Beccaro – n° matricola 9865

 

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