Tavolo 3 – Pubblica Amministrazione: semplificare, si può? Digitalizzazione, collaborazione, chiarezza normativa e qualità dei risultati

Il processo di digitalizzazione delle attività della pubblica amministrazione in materia di edilizia ha subito, negli ultimi mesi, una consistente accelerazione sulla spinta dei limiti fisici e operativi imposti dall’emergenza Covid-19. Questo esito, a lungo sperato, può e deve essere il punto di partenza per rilanciare la sfida a
i) ridisegnare, semplificandoli, i processi;
ii) perseguire, anche a livello locale, chiarezza e sintesi in ambito normativo
iii) agevolare una comunicazione snella tra pubblica amministrazione e professionisti
iv) recepire e dare seguito, nell’autonomia e nel rispetto dei reciproci ruoli, alle numerose azioni proposte in sede istituzionale (DIMMI, Osservatorio Edilizio, tavolo C’è Milano da fare).
La digitalizzazione è, in sintesi, un’imperdibile occasione per semplificare; e la semplificazione – relazionale, procedurale e normativa – può essere un supporto tangibile, in un momento di estrema incertezza, a beneficio dell’azione dell’intera filiera e della qualità e della bellezza dei territori in cui viviamo.

Temi e domande

L’emergenza Covid19 ha imposto la necessità, per l’amministrazione pubblica, di implementare servizi digitali avanzati verso i professionisti operanti nella filiera della progettazione, della conservazione e della costruzione della città, del paesaggio e del territorio. Un grande sforzo è stato fatto in un momento difficile, con risultati in alcuni casi inaspettati e dopo anni di confronti anche aspri. La sfida che si pone ora, già affrontata e altri ambiti, è quella di un “digitale semplice”: quali modelli si possono prendere a riferimento? Cosa è stato fatto e, soprattutto, cosa si può e deve ancora fare per ritrovarsi a lavorare, nei prossimi mesi e anni, in uno “spazio digitale” meno inquinato di burocrazia a vantaggio di una “mobilità delle idee” più fluida?

 

Rivedere senza esitazioni, dove e quando serve, norme e procedimenti. Risolvere le ambiguità interpretative, incompatibili con processi digitali. Riportare al centro della scena il valore della responsabilità e la competenza delle persone operanti all’interno pubblica amministrazione. Armonizzare norme, prassi e processi tra diversi enti: Comune, Regione, ATS, ARPA, settori interni al Comuni, Soprintendenze, Vigili del Fuoco. Iter lunghi e farraginosi generano quasi sempre progetti con esiti infelici: semplice, è possibile? Quattro azioni, entro 1-3-6-12 mesi: una sfida e un impegno di responsabilità – anche congiunto – da parte di ognuno.

 

La digitalizzazione può, e deve essere, uno strumento per facilitare la comunicazione, la condivisione di informazioni, l’accesso ai dati. Mantenendo in tutti i processi la centralità delle persone – cittadini, professionisti, dipendenti pubblici –nel solco delle politiche di Open Government promosse da Agenzia Italia Digitale. Introducendo nuovi canali di contatto (ad esempio: video-conference) e di scambio di informazioni (BFC/IFC) tra professionisti e tecnici.  Rendendo accessibili e monitorabili online e in modo paritetico per tutti i soggetti coinvolti (proprietari, progettisti, imprese e uffici comunali) i “nodi” o “passaggi formali” che caratterizzano gli iter amministrativi. Promuovendo, in sintesi, una dialettica trasparente tra soggetti coinvolti. Cosa è stato fatto e cosa c’è ancora da fare? Quali modelli si possono prendere a riferimento?

 

DIMMI, Concorrimi, Osservatorio Edilizio, tavolo “C’è Milano da fare”: gli attori della filiera si sono mobilitati investendo grandi energie, negli ultimi anni, per individuare azioni, luoghi e strumenti necessari per garantire al tempo stesso sostenibilità economica dei processi e qualità dei risultati, nell’interesse individuale e collettivo. Sostenibilità e qualità dei processi sono condizioni necessarie, e forse oggi ancor più irrinunciabili, per il presente e il futuro di Milano e del suo territorio metropolitano. Cosa si può fare per migliorare e aumentare l’efficacia di quanto proposto finora? Quali modelli si possono e si devono prendere a riferimento?

Il tavolo di discussione 3 si svolgerà il 27 maggio 2020 dalle ore 17:00 alle ore 19:30

A cura dei Consiglieri Federico Aldini e Stefano Tropea

 

Modera: Guido Romeo – Il Sole24ore

 

Partecipano alla discussione

 

  • Federico Caleno – E-Mobility Solutions Development di Enel X
  • Pietro Baratono – MIT, Provveditore Opere Pubbliche Emilia e Lombardia
  • Simona Collarini – Comune di Milano, Responsabile Direzione Urbanistica
  • Franco Guzzetti – Comune di Melzo, Assessore Infrastrutture e Patrimonio
  • Paolo Mezzalama – It’s Vision
  • Sonia Calzoni – Calzoni Architetti

I contributi pervenuti

Pervenuti il 24/05/2020

Le grosse criticità legate ai processi approvativi delle pratiche edilizie sono note a tutti gli attori dei processi in questione, come si evince anche dagli altri contributi dei colleghi. Sarebbe utile cercare di superare tali criticità promuovendo un processo di tipo collaborativo tra i tecnici degli uffici preposti alle istruttorie e al rilascio delle pratiche e i professionisti. Superare un atteggiamento di reciproca e aprioristica contrapposizione, inevitabilmente foriera di rapporti conflittuali, promuovendo invece processi collaborativi volti a – una maggiore chiarezza delle norme e della loro applicazione; – una maggiore certezza del processo approvativo,; – il rispetto dei tempi approvativi; – la responsabilizzazione del tecnico di riferimento per l’intera durata dell’iter istruttorio e approvativo; Se le parti coinvolte instaurano un dialogo con l’obiettivo di rendere virtuosi i processi tutti i soggetti ne trarranno vantaggi: il Comune in primis aumentando l’ appetibilità del mercato,; i tecnici comunali migliorando la qualità del loro lavoro, i professionisti riducendo i tempi dedicati agli aspetti burocratico amministrativi, gli investitori riducendo gli oneri indotti dalle disfunzioni e criticità ora in essere. Applicare tecniche di pratica collaborativa facendo eventualmente ricorso a consulenza specifiche operanti in questo settore. Esperienze analoghe applicate ad altri ambiti hanno dato risultati molto positivi.

 

ARCH. ALESSANDRO TRALDi – N° matricola 10104
Pervenuti il 19/05/2020

Il titolo è : Semplificare. Si parte dal riconoscimento che quanto è in corso non è semplice, altrimenti ci sarebbe un altro titolo. Perchè si è complicato? Ovvio, è la sommatoria di decine di normative e vincoli che in tanti modi cercano di regolare il progetto del costruire e del già costruito. Il mio suggerimento è di darsi un limite: il limite delle pagine da fare compilare a noi tecnici. Semplicemente riconoscere che non è possibile esaurire tutti i casi, tutte le eccezioni, tutte le possibili alternative, in un modulo. Se il limite fosse, ad esempio di 6 pagine, 3 fogli fronte retro, poi si potrebbe decidere che cosa inserire. Un ente pubblico senza limiti è come un cantiere senza budget: non sta in piedi.

 

ARCH. cristina paola cereda – N° matricola 9333
Pervenuti il 08/05/2020

Noi architetti siamo tecnici ed anche artisti, dovremmo dedicare il nostro tempo alla creazione ed alla progettazione, cercando di presentare lavori che siano interessanti sia sotto il punto di vista artistico che tecnico, progettuale che sociale; il nostro tempo, che è prezioso, dovrebbe essere dedicato alla ricerca di nuove tecnologie e soluzioni atte al miglioramento della qualità della vita, invece il nostro tempo è perso dietro la burocrazia, l’ interpretazione della Legislazione Edilizia ed Urbanistica, la compilazione di moduli inutili e lunghissimi ; inoltre, una volta finito il progetto, poi eseguire le procedure di presentazione, soprattutto quelle online, diventa un processo infernale; insomma non abbiamo tempo per fare architettura di qualità. Ebbene questo è il vero tema, la normativa edilizia, i modelli, tutto il sistema digitale dovrebbero essere realizzati da noi tecnici che siamo gli unici a conoscere il nostro mestiere e sappiamo come si fa. La sensazione è che chi si occupa del nostro sistema non sia neanche a conoscenza del nostro lavoro, la mia proposta è quella che tutto ciò che riguarda gli architetti debba essere realizzato dagli architetti stessi o comunque sotto la nostra supervisione, inutile incaricare importanti tecnici informatici che del nostro lavoro non sanno nulla, oppure lasciar redigere la normativa da emeriti avvocati che non hanno mai presentato un progetto edilizio, ciò è inutile e dannoso. Io presenterei un Disegno di Legge che obblighi i legislatori a lasciare che ognuno si occupi del proprio mestiere o che almeno ad ogni scelta e decisione che ci riguarda si formi una commissione di tecnici che avvalli ogni scelta fatta dal legislatore o dall’amministrazione pubblica, sia essa di tipo procedurale che normativa.

 

ARCH. Simona Ferradini – N° matricola 4131
Pervenuti il 30/04/2020

Vorrei che si risolvesse il problema per cui alla presentazione di una pratica edilizia non si capisce mai quale modulo presentare in riferimento soprattutto alla definizione del titolo edilizio. Non è possibile non riuscire a capire se si è in risanamento conservativo o ristrutturazione edilizia, se bisogna usare una Scia per fare un cambio d’uso oppure applicare la LR sui seminterrati se l’immobile per esempio ha un cortile sotto quota stradale. Ogni volta che devo presentare almeno 5 tecnici mi dicono 5 cose diverse …. per non parlare di alcuni tecnici che hanno carenze di aggiornamento normativo enormi. Mi piacerebbe ci fossero linee guida più chiare e semplici ed applicabili velocemente.

 

ARCH. Paola Chiesa – N° matricola 11842

La digitalizzazione è totalmente inutile se non accompagnata da una revisione profonda della filosofia che governa la scrittura dei provvedimenti legislativi e l’organizzazione delle procedure.

1. E’ necessaria semplicità e chiarezza della normativa oltre ogni ragionevole dubbio. Le norme sono spesso scritte male e sono poco agili nei contenuti.
Es: l’art. 10 del PR-NA del PGT, importante e innovativo, rimanda ad un Documento tecnico che si è rivelato complicato, contraddittorio e non supportato da regole applicative chiare (es. il calcolo delle ombre!).
Il primo obiettivo di una norma è che sia chiara e applicabile.
Si rimanda invece al solito ruolo dei professionisti di interpretare la norma in “contradditorio” con i tecnici comunali.
Anche le procedure: è mai possibile per es. che non esista un elenco ufficiale del numero di copie degli elaborati grafici da consegnare per una Scia?

2. Ossessione per la responsabilità: non si riesce ad arrestare la tendenza in atto da anni a trasformare ogni asseverazione, ma anche ogni atto da parte del Comune, in un lungo elenco di dichiarazioni che sembrano avere il solo scopo di garantire il Comune da ogni responsabilità civile e penale.
I RdP e i tecnici istruttori hanno tutti gli strumenti per inquadrare l’area o l’unità oggetto dell’intervento dal punto di vista urbanistico, dei vincoli etc. Il professionista deve asseverare consapevole della normativa edilizia e urbanistica vigente. Punto.

3. Non appena si esce dalla semplice asseverazione i tempi stabiliti dalla legge non vengono garantiti. Il Comune deve farne un obiettivo prioritario.

Oltre a quanto sopra, necessita un servizio di consulenza tecnica adeguato, che rilasci pareri scritti. Ora ii pareri non sono sempre certi e non sono citabili nella pratica.

Considerazione finale: come progettisti sprechiamo assolutamente troppe energie nel processo di delle pratiche con la PA.
Il tempo speso per affrontare la burocrazia penalizza la qualità della progettazione.

ARCH. Paolo Ranci Ortigosa – N° matricola 7878
Pervenuti il 29/04/2020

L’attesa per ottenere i provvedimenti edilizi ostacola la ripresa immediata che tutti ci auguriamo.

Questa disgrazia dev’essere un opportunità per riprenderci pienamente le proprie competenze e responsabilità (in quanto professionisti responsabili di quanto dichiariamo), per superare l’asfissiante burocrazia che rallenta o blocca l’iniziativa edilizia.

Oltre questo aspetto generale, segnalo un problema della macchina amministrativa importantissimo.
Premesso che sono favorevole al controllo ed alla valutazione dei progetti da parte della Commissione Edilizia perché spesso, i suggerimenti e la revisione del progetto migliora il risultato finale, proprio perché difficilmente si giunge ad un parere favorevole al primo passaggio (e per ogni passaggio in Commissione ci vogliono almeno 45 gg.) bisogna intervenire.
la C.E. di Milano è formata da 11 esperti che si riunisce 1 pomeriggio, 1 volta alla settimana.
Per agevolare l’attività edilizia è fondamentale che questo “collo di bottiglia” nell’approvazione dei progetti, venga affrontato e risolto prima possibile tramite:
a) raddoppio delle sedute della C.E. potenziando l’ufficio BB.AA
b) possibilità ai professionisti di conferire con la C.E. o creare sotto commissioni autorevoli che possano dare un pre parere / consulenza.
c) alcuni progetti necessitano sia del parere della Soprintendenza che della C.E. (che spesso non vanno d’accordo) allungando a dismisura i tempi d’approvazione (a volte misurabili in termini di anni).
d) aumentare i membri della C.E. con rappresentanti dell’ordine o di liberi professionisti esperti per compensare il predominio dei professori (bravi e capaci) ma spesso troppo teorici.
e) chiedere l’emissione di pareri più precisi e motivati – spesso la C.E. (trattandosi sempre professionisti di pari grado, penso per rispetto) emettono pareri generici che portano difficili interpretazioni, fonte di ulteriori e nuovi passaggi che allungano i tempi.

ARCH. GUSTAVO PERSICO – N° matricola 6940

Procedure e proposte per incrementare l’efficienza.

ARCH. LUCA SALMOIRAGHI – n° matricola 7165

Cambiamento radicale di mentalità e atteggiamento da parte di tutti i vari enti della PA: da enti di controllo e vigilanza orientati solo a ricercare i motivi di inadempienza, violazioni, errate interpretazioni, ecc. (spesso inevitabili nel groviglio normativo) per bloccare l’iniziativa progettuale ed esecutiva a enti facilitatori per favore l’iniziativa nel rispetto delle norme e nell’interesse collettivo (più iniziativa per i privatie società, più progetti, più oneri nelle casse del Comune, più lavoro per le imprese; meno lavoro per i tribunali)

ARCH. MASSIMO BRUCOLI – n° matricola 9027

Guarda gli altri Tavoli

Tavolo 1 - Nuove economie e sostegno alle imprese e ai professionisti
Tavolo 2 - Costruire la ripresa: cantieri più sicuri e ruoli più chiari
Tavolo 4 - Lavori Pubblici: programmazione dei servizi e centralità del progetto
Tavolo 5 - Un nuovo patto tra architetti e società