Tavolo 4 – Lavori Pubblici: programmazione dei servizi e centralità del progetto

Come ripensare gli spazi e i sevizi per la collettività, facendo tesoro dell’esperienza del COVID-19?
Crediamo che una migliorata capacità di programmare, attuare e gestire le opere pubbliche aiuterebbe a costruire una rinnovata convivenza civile, essendo sia garanzia per la qualità urbana che volano economico.

 

Appare importante indirizzare le domande del territorio per progettare, con nuove e più snelle procedure che sappiano anche attivare le necessarie risorse, opere, servizi e spazi pubblici, rinnovando o manutenendo nel contempo ciò che esiste con maggiore attenzione.
Una programmazione snella, efficace e consapevole mette in moto un processo di qualità: perché ciò accada, è necessario che torni a essere centrale il ruolo del progetto come artefatto tecnico, culturale, intellettuale e creativo, non come prodotto da acquisire al miglior prezzo. Il progetto costituisce infatti il principale strumento di regia nei processi di trasformazione del territorio, anche per la sua capacità di affrontare la sfida dell’innovazione.

 

Vogliamo confrontarci con colleghi e portatori di interesse su questo scenario nella specificità della città metropolitana di Milano.

Temi e domande

Quale nuova attitudine chiedere alla classe dirigente che governa attraverso le opere pubbliche le trasformazioni della realtà milanese?

Quali contributi potrebbero essere di aiuto nel programmare le opere pubbliche? Interpretare le istanze del territorio, attuando una politica basata sulla delega o utilizzare altri metodi o relazioni?

Che ruolo assegnare al progetto nella realizzazione delle opere pubbliche?

Come assicurare tempi certi per l’intero processo?

Come si potrebbe organizzare in modo più efficace la programmazione e la progettazione delle opere pubbliche?

Nell’ambito della programmazione, come usufruire di risorse esistenti per riattivare il processo di realizzazione delle opere pubbliche?

Il tavolo di discussione 4 si svolgerà il 28 maggio 2020 dalle ore 9:00 alle ore 11:00

A cura dei Consiglieri Stefano Rigoni, Vito Redaelli e Alberto Bortolotti

 

Modera Giuseppe Latour – Il Sole24ore

 

Partecipano alla discussione

 

  • Tommaso Dal Bosco – Dipartimento patrimonio, urbanistica, infrastrutture e politiche per la casa IFEL
  • Massimo Ferlini – Fondazione Welfare Ambrosiano
  • Paolo Danelli – DAP Studio
  • Massimo Guzzi – MM Spa
  • Angelo Pizzulo e Paolo Ricò – Cassa Depositi e Prestiti
  • Maurizio Federici – Regione Lombardia
  • Michela Palestra – Sindaco Comune di Arese
  • Susi Botto – Città Metropolitana
  • Maurizio Cabras – Anci

I contributi pervenuti

Pervenuti il 25/05/2020

APPROCCIO OLISTICO ALL’ ATTIVITA’ DELL’ARCHITETTO E DEL POLIS MAKER IN UN NUOVO MODELLO DI PROGETTAZIONE DI OPERE E SPAZI PUBBLICI. IL VALORE DELLA LIBERTA’.
Link di approfondimento >

ARCH. Francesca Moroni – N° matricola: 17361

Le opere pubbliche devono rispondere al fabbisogno dei servizi di una città o di un piccolo comune. Ma nella realtà avviene questo? Come si può conoscere i servizi o gli interventi necessari nel tempo e che possano rispondere ai bisogni reali degli abitanti. Inutile è disporre un elenco di priorità di una tipologia di servizio rispetto ad un’ altra perché non può essere un elenco fisso nel tempo a dare una risposta alla questione. Piuttosto si potrebbe pensare ad un indicatore che può servire a descrivere la situazione anche considerato i cambiamenti nel tempo. Inoltre in questo ragionamento i fondi europei come possono essere utili. Grazie

ARCH. Fabiana Natalini – N° matricola: 16759
Pervenuti il 11/05/2020

E’ evidente come le modalità di trasformazione dei nostri territori, urbani e non, debbano essere affrontati individuando un processo di cambiamento che sappia gestire trasformazioni climatiche e sociali , coinvolgendo dal basso le popolazioni residenti e le rappresentanze degli stakeholder, senza addivenire sin dall’inizio ad una forma finita del progetto, che sarebbe incapace di affrontare un percorso di veloce evoluzione. Questa attitudine al progetto come azione formante anziché forma finita mal si coniuga con la rigidità dello schema di affidamento degli incarichi professionali o ancor di più delle realizzazioni di opere pubbliche; saprà la norma assumere la necessaria flessibilità che una moderna interpretazione delle trasformazioni territoriali necessita?

ARCH. Grazia Garrone – N° matricola: 8335

Qual è il processo che conduce al “progetto”? Chi – e con quali strumenti, con quale professionalità, con quale impegno, con quali costi – può portare a compimento una successione di procedure complesse che determinino un esito produttivo coerente con gli obiettivi che un ente pubblico persegue per il bene collettivo? In questo percorso, l’anello più debole è sempre stato proprio il “progetto” – e chi lo deve immaginare e sviluppare – che in tutti i casi deve (con i più fantasiosi artifici, esaltati dal cosiddetto “accordo quadro”) costare il meno possibile. Garanzia per le amministrazioni sono, in buona sostanza, solo il fatturato precedente del professionista e il ribasso della base d’asta (il tutto in parte mitigato e velato da alcune alchimie procedurali). Il “progetto”, sia quello originario del piano delle opere pubbliche che determina le scelte, sia quello che definisce l’assetto finale dell’opera, non viene mai valutato nella sua specificità. Per rigenerare il processo non può che valere, oltre ai criteri condivisi di progettualità di base, sorretta da una visione programmatica delle opere pubbliche, il concorso di progettazione organizzato attraverso una corretta ed equa valutazione degli obblighi e dei doveri dell’ente e dei partecipanti, escludendo qualsiasi ricorso a procedure mercantili, riaffermando il principio dell’equo compenso. Soprattutto, come dimostrato dal modello di “Concorrimi”, lo stesso processo deve contribuire a far emergere la qualità dell’invenzione – il “progetto” – e la prospettiva reale della collaborazione estesa tra esperienze di diversa estrazione. Là dove gli affidamenti dovessero seguire procedure tradizionali che, nel breve periodo, continueranno purtroppo ad essere utilizzate sia per la prestazione professionale che per la realizzazione delle opere, occorre prendere posizione, sull’esempio di altre prassi europee, sul reiterato e velleitario appello al ricorso amministrativo da parte di chi viene escluso dalle gare.

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ARCH. Carlo Lanza – N° matricola: 1983

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